| Scambio termico per convezione
La convezione è uno dei tre modi attraverso cui avviene la propagazione
del calore. E’ un fenomeno che interessa tipicamente i fluidi e si basa
sul trasporto macroscopico di materia.
Se analizziamo ciò che accade durante lo scambio termico tra un solido
ed un fluido, ci accorgiamo che esiste uno scambio di tipo conduttivo ed
un fenomeno di trasporto di materia; in fig.1 è rappresentato il caso di
un fluido che interagisce con una parete solida a temperatura Tp >
Tfluido :
Fig. 1
Inizialmente la parete cede calore per conduzione
alle particelle di fluido prossime alle superficie; l’energia così
trasmessa va ad aumentare l’energia interna del fluido ed è portata via
dal movimento del fluido stesso. Quando le particelle riscaldate
raggiungono una regione a temperatura minore trasmettono, ancora per
conduzione, del calore alle particelle più fredde.
In questo caso il moto del fluido è dovuto alla
differenza di densità che si instaura tra diverse porzioni del fluido
stesso a causa delle variazioni di temperatura a cui è sottoposto.
Questo meccanismo è tipico della cosiddetta convezione naturale che ha
luogo ogni qualvolta un corpo viene posto in un fluido a temperatura
maggiore o minore di quella del corpo stesso. Lo scambio termico che si
instaura tra corpo e fluido provoca variazioni nella densità delle
porzioni di fluido che si trovano nelle immediate vicinanze della
superficie del corpo; le parti più pesanti tendono così ad andare verso
il basso mentre quelle più leggere a salire, creando una corrente fluida
(moto convettivo) con relativo trasporto di calore.
Questo fenomeno è alla base del funzionamento dei
“termosifoni” (o corpi scaldanti) dove l’aria fredda, passando
attraverso le lamelle, si scalda e va verso l’alto.
Diversa è la metodologia di realizzazione della
convezione forzata dove entra in gioco un fattore esterno (come una
pompa o un ventilatore); le correnti convettive vengono create
artificialmente ed è necessario spendere del lavoro per mantenere il
trasporto di calore. Il raffreddamento di un radiatore di un automobile
con aria soffiatavi sopra da una ventola ne è un esempio.
Molto spesso i due fenomeni si intrecciano dando
luogo alla convezione mista: è il caso del ventilconvettore dove una
ventola spinge l’aria fredda attraverso le lamelle di un corpo
scaldante. È importante notare che la ventola è solo un surplus il cui
effetto si sovrappone alla convezione naturale che si avrebbe in ogni
caso.
Lo scambio termico convettivo è quindi
strettamente legato al moto del fluido ed affonda le sue radici nella
trattazione termodinamica.
Come sappiamo un fluido si può muovere di moto laminare o turbolento.
Nel primo caso il fluido si muove a strati ed ogni particella procede
con un cammino continuo e regolare senza mescolarsi con gli strati
adiacenti.
Nel turbolento invece le particelle hanno un cammino irregolare, a
zig-zag, del tutto caotico; è importante notare, però, che dal punto di
vista statistico il loro moto è regolare e prevedibile.
Entrambi i moti non sono vincolati ad una specie
di convezione piuttosto che ad un’altra. La tabella mostra che sia il
moto laminare che quello turbolento possono verificarsi in tutti e tre i
tipi di convezione.
Naturale x x
Forzata x x
Mista x x
Laminare Turbolento
Fig. 2
La massima efficacia di scambio termico si ottiene con convezione
forzata in regime turbolento mentre la minima con convezione naturale in
regime laminare.
Nel moto turbolento il meccanismo di trasporto del calore è favorito
dalla presenza di vortici che trasportano gruppi di particelle di fluido
attraverso le linee di corrente; queste particelle agiscono come
trasportatori di energia, la quale viene trasmessa tramite il
mescolamento con altre porzioni di fluido. Quindi un incremento della
velocità di mescolamento (ovvero della turbolenza), magari tramite un
agente esterno (forzata), causerà anche l’aumento della potenza termica
trasmessa per convezione.
Quando invece un fluido si muove di moto laminare
lungo una superficie avente una temperatura diversa, il calore si
trasmette soltanto per conduzione sia all’interno del fluido, su scala
molecolare, sia all’interfaccia solido-liquido e la mancanza di vortici
ne penalizza la resa convettiva.
Un’ altro fattore che influisce sulla resa
convettiva è il calore specifico del fluido utilizzato. Infatti un
fluido con basso calore specifico riesce a “portare via” poca energia e
quindi il fenomeno viene penalizzato.
Questo spiega perché il raffreddamento ad acqua
in ambito meccanico è migliore rispetto ad uno ad aria; l’acqua ha un
calore specifico che è circa 4,187 volte quello dell’aria e quindi, a
parità di kg di sostanza, “porta via” più calore.
In ambito elettronico esistono alcune applicazioni che utilizzano anche
il raffreddamento ad olio , come i trasformatori elettrici di grandi
dimensioni: l’olio infatti è un materiale che ha un’ottima costante
dielettrica (funziona da isolante elettrico) e inoltre ha una capacità
di trasporto del calore che è molto maggiore di quella dell’aria.
Dal punto di vista matematico lo scambio termico per convezione sarebbe
teoricamente studiabile modificando l’equazione di Fourier con un
“trucco” già utilizzato nel campo del moto dei fluidi.
Sappiamo che nell’ipotesi di fluido fermo vale la seguente legge:
(1)
dove = a = diffusività.
Se il fluido si muove possiamo sostituire (come nell’equazione di Navier
) il simbolo di derivata parziale con quello di derivata sostanziale:
(2).
In questo modo viene rappresentato il moto
incomprimibile in cui il volume specifico non varia sensibilmente ,
quindi possiamo trascurare il lavoro di espansione (considerando
??costante).
In realtà?????????0????’ , ma la sua variazione è
trascurabile rispetto al valore medio sotto l’ipotesi di piccole
variazioni di temperatura.
Fig. 3
Se ci riferiamo alla fig.3 , dove un gas lambisce la parete ad una
temperatura T1 e si allontana ad una temperatura T2 , si dovrà avere ,
cioè variazioni di temperatura dell’ordine di qualche di gradi kelvin.
Ma la sola equazione di Fourier non è sufficiente per descrivere
completamente il fenomeno in quanto fornisce le cause ma non riesce a
descriverne gli effetti.
In generale la trattazione di un problema
convettivo richiede la simultanea risoluzione dell’equazione di Fourier
e di quella di Navier , accoppiate tramite quella di continuità (per la
densità variabile): in regime di convezione forzata la situazione si
presenta più semplice in quanto le due equazioni risultano
disaccoppiate.
Nonostante questo la soluzione simultanea delle
due equazioni è irrealizzabile nella stragrande maggioranza dei casi e
solo nei laboratori di Los Alamos negli Stati Uniti si continua a
cercarne la soluzione.
Nell’ambito ingegneristico si preferisce usare
altri metodi per calcolare la convezione; dal punto di vista
quantitativo si può dare una stima del fenomeno definendo il cosiddetto
coefficiente di convezione attraverso la seguente relazione;
(3)
dove q è la potenza termica , è la temperatura della parete , quella del
fluido lontano dalla parete e h è il suddetto coefficiente.
Poiché , cioè è una variabile spazio-temporale
che varia da punto a punto , ne si definisce un valore medio spaziale
(quando si ha a che fare con grandi superfici S ) :
(4)
dove (5)
è definito come integrale sulla superficie S del valore locale di h.
Dal punto di vista teorico risolvere un problema
di scambio termico convettivo significa determinare il valore del
coefficiente di convezione.
Ma il valore di h non è ottenibile attraverso una
equazione di analisi , bensì utilizzando la cosiddetta analisi
dimensionale (Teoria dei Modelli) , scienza a sé stante che studia i
fenomeni dell’analogia , basandosi sul fatto che
uguali equazioni differenziali uguali risultati.
Fu fondata da Reynolds , il quale fu il primo a
teorizzare questa apparente similitudine tra fenomeni fisici diversi ,
imputabile ad una legge fisica “superiore” (nota come Analogia di
Reynolds) , riuscendo a dimostrare matematicamente e a verificare
sperimentalmente la validità delle sue ipotesi in un’ equivalenza tra
tre fenomeni fisici;
• Moto dei fluidi
• Scambio termico
• Fenomeni di diffusione dei gas
(es. Diffusione in aria degli odori e legge di Fick)
Dimostrata l’equivalenza tra i risultati di questi tre , Reynolds
allargò il campo a tutti i fenomeni fisici che vengono studiati seguendo
una procedura standard comprendente:
1) Adimensionalizzazione dei fenomeni
Tutte le equazioni che governano il fenomeno vanno scritte in forma
adimensionale.
Le grandezze rappresentative del problema vengono manipolate in modo da
renderle adimensionali , ossia dei numeri puri.
In tal modo un’equazione scritta con numeri puri
diventa invariante rispetto alle dimensioni fisiche del problema; quindi
un’equazione matematica scritta con grandezze adimensionali avrà sempre
la stessa soluzione , indipendentemente da quale sia il problema fisico
considerato.
La soluzione , ovviamente adimensionale ,
risulterà invariante ; pertanto andrà calcolata solo una volta e ad essa
si farà riferimento per tutti i casi resi simili tramite operazioni di
analisi dimensionale.
In pratica abbiamo circa 30 – 35 problemi
fondamentali la cui soluzione algebrica risulta troppo complessa: per
questo motivo , trovata la soluzione per via empirica , sono stati
tabulati e divisi in classi secondo varie caratteristiche fondamentali ,
in modo da poter essere utilizzati come problemi “tipo”.
Parlando di moto dei fluidi (in prossimità di una
parete) abbiamo già visto la definizione di una velocità adimensionale e
il concetto di strato limite , definito come il luogo dei punti in cui ,
secondo la relazione;
(6)
dove è la velocità del fluido lontano dalla parete.
Analizziamo ora lo scambio termico per convezione tra una lastra a
temperatura Tp e l’aria circostante che lontano dalla parete si trova
alla temperatura T? (con T? > Tp ).
Fig. 4
A contatto con la lastra si crea uno strato
limite , luogo dei punti in cui avviene il 99% del salto di temperatura.
In questa esperienza diventa possibile definire
una temperatura adimensionale indipendente dai parametri finora adottati
con la seguente relazione:
(7)
In questo modo sulla parete si ha = 0 e
all’infinito = 1 e la variazione spaziale di è analoga a quella di (cioè
le due grandezze adimensionali sono analoghe).
2) Teorema di Buckingham
L’analogia porta con sé cosiddetto Teorema ? (o di Buckingham) , simile
per certi versi alla regola delle fasi di Gibbs , in quanto stabilisce
qual è il numero massimo di variabili indipendenti che governano un
problema.
Se applicato ad un problema adimensionale ,
quindi inquadrato nel concetto dell’analogia di Reynolds , stabilisce
che il numero di raggruppamenti adimensionali indipendenti (uno dei
quali è appunto il numero di Reynolds , che ne è stato il capostipite) è
uguale al
numero di variabili dimensionate ? numero di
equazioni .
Se ho n equazioni e m variabili il numero di
gradi di libertà del sistema è n - m.
Consideriamo un problema che presenta 3 variabili A,B,C tra le quali
sussistano due relazioni;
(8)
Il teorema di Buckingham dice che raggruppamento
adimensionale che può variare in maniera indipendente; non dice qual è ,
in quanto è la fisica del problema o l’analogia di Reynolds che lo
caratterizza.
Possiamo chiamarlo , cioè funzione delle tre variabili ed unica vera
variabile del fenomeno, come la era il numero di Reynolds nel caso del
moto di un fluido dentro un tubo.
Lo stesso procedimento si applica anche allo
scambio termico; mettendoci nel caso più complesso possibile , quindi in
presenza di convezione forzata e moto turbolento e volendo valutare il
valore locale del coefficiente di convezione (quello medio introdurrebbe
un’ ulteriore equazione) , il teorema di Buckingham dice che il numero
di numeri puri indipendenti possibili è 4.
Adimensionalizzando le cinque equazioni a nostra
disposizione (cioè le tre di Navier, quella di Fourier e quella di
continuità) otteniamo 5 variabili adimensionali;
1. Nu numero di Nusselt
2. Re numero di Reynolds
3. Gr numero di Grashof
4. Pr numero di Prandtl
5. X?L ascissa adimensionale (posizionatore).
Il teorema ? dice che dovrebbero essere 4 e non 5
? deve esistere una relazione formale che esprima uno di questi numeri
in funzione degli altri quattro.
Normalmente si esprime Nu come;
(9)
dove L è la lunghezza caratteristica (per un liquido che scorre dentro
un tubo è il diametro) la cui scelta dipende da vari fattori; di solito
si adotta la definizione data dallo scienziato che ha studiato il
problema.
Formalmente la soluzione di un problema
convettivo si esprime dicendo che ; noti i valori delle quattro
variabili , che dipendono dai dati di ingresso e nota la funzione f che
esiste tabellata su libri specifici (ricavata con esperimenti) , si
calcola il valore di Nu (coefficiente adimensionalizzato di convezione)
e si ricava quello di h utilizzando la (9).
Definiamo ora gli altri 4 numeri puri;
(10)
(11)
dove w è la velocità e è la viscosità
(12)
dove g è l’accelerazione di gravità , ? è il coefficiente di dilatazione
termica del gas definito come (13)
ed esprime l’incremento percentuale di volume causato da una variazione
di temperatura di 1? C.
Poiché per un gas perfetto vale l’equazione ,
ricavando e sostituendo nella (13) si ottiene (14)
(? si misura in K-1) valido solo per un gas a temperatura T.
Per i liquidi ? è variabile e può assumere anche valori negativi.
(15)
in quanto a = diffusività = .
Dopo averli definiti cerchiamo di capirne il significato fisico.
Ciascuno di questi numeri può essere visto come un rapporto.
e dà un’idea del “motore” che produce la
convezione naturale (legata all’accelerazione di gravità).
intendendo “diffusione” come propagazione
spaziale.
Il numero di Prandtl ha un preciso significato
fisico nel caso dello sviluppo degli strati limite (termico e dinamico)
a contatto con una superficie; in questo caso dà una misura di “quanto
lontano” dalla parete arriva la perturbazione fluidodinamica o quella
termica.
In particolare quando
? gli effetti termici si estendono a maggior distanza di quelli
fluidodinamici
? prevalgono gli effetti termodinamici.
Per l’acqua ad esempio quindi l’effetto della
superficie è maggiore dal punto di vista termodinamico.
Tornando all’aspetto operativo della trattazione
, le formule che esprimono Nu
in funzione degli altri quattro parametri sono solitamente espresse come
prodotto fra potenze.
Infatti l’espressione generica è data da
(16)
e ogni formula implica.
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